giovedì 5 agosto 2010

Tentativo di modifica delle professioni regolamentate

Dopo il tentativo del DDL Siliquini, e' stato riproposto alla Camera un disegno di legge che amplia unilateralmente le prerogatve professionali dei soli Geometri e Periti Edili.

Nonostante il difficile momento congiunturale dell'economia globale imporrebbe strategie comuni, in determinati settori produttivi, industriali e professionali, nel nostro paese, periodicamente, accadono avvenimenti che mostrano quanto gli interessi di parte vengano valutati prioritariamente rispetto all'equilibrio e l'equita' del sistema-paese.
Uno dei nodi considerati fondamentali da più parti, concernente la revisione delle competenze ed il riordino strutturale e legislativo delle attività professionali nel settore dell'ingegneria e dell'architettura, è decisamente relativo ad una radicale riforma degli ordinamenti professionali coinvolti, riforma da più parti richiesta ed invocata, al punto che già qualche mese fa il Ministro Alfano aveva, saggiamente, convocato i rappresentanti dei principali collegi ed ordini professionali a formare un tavolo unico di consultazione con il Governo, per affrontare in maniera chiara e con la partecipazione più ampia i vari aspetti ed interessi coinvolti.
Successivamente a questo incontro, avvenuto nel mese di Aprile u.s., vi è stata la presentazione di un disegno di legge dell'On. Siliquini sul riordino delle professioni intellettuali, che in maniera piuttosto sospetta proponeva misure che avrebbero portato ad un appiattimento delle varie figure professionali in gioco, in spregio della qualità e della specificità dei vari percorsi formativi, finendo per porre su uno stesso piano (un unico albo professionale) tecnici laureati e diplomati.
Nonostante le iniziali positive risultanze di intenti del primo incontro del tavolo tecnico comune voluto dal Ministro Alfano, sembra che alcune delle categorie professionali interessate stiano continuando a fare pressanti attività di lobbying per portare acqua al proprio mulino: è notizia di questi giorni che sarebbe pronto un  nuovo disegno di legge teso ad aumentare unilateralmente le prerogative professionali di Geometri e Periti Edili, in particolare aumentando le loro prerogative progettuali in zona sismica a costruzioni fino a 4500 mc, oltre che nuove  e maggiori possibilità in campo urbanistico e di progettazione impiantistica.
Questa ennesima iniziativa settaria ha automaticamente generato una reazione forte e determinata da parte dei Consigli Nazionali degli Architetti e degli Ingegneri, che lo scorso 13 Luglio hanno emesso un comunicato stampa congiunto, pubblicato sui rispettivi portali istituzionali, di dura reprimenda all'iniziativa parlamentare menzionata, identificando in questo evento l'ennesimo tentativo di aggirare le innumerevoli sentenze della Corte di Cassazione in merito ai limiti di competenza professionale di queste categorie.
La reazione forte di Ingegneri ed Architetti, oltre a tutelare legittimi interessi di parte, è volta a garantire che ci sia uno stretto rapporto consequenziale tra i percorsi formativi universitari, gli unici in Europa riconosciuti abilitanti ad effettuare trasformazione del territorio a tutti gli effetti e a tutti i livelli, e le competenze esercitabili per legge sul territorio nazionale, per poter garantire la qualità del paesaggio e la sicurezza dell'abitare.

(Di arch. Silvio Indaco il 19/7/2010 dal sito http://www.lavorincasa.it/architetto/news.php?news_id=1706)

giovedì 29 luglio 2010

Professionisti Dipendenti Pubblici

Noi Ingegneri, in questa stagione prospettata di rigore, avremmo voluto scioperare o protestare, per “privilegi” prima acquisiti ed ora tolti, per conquiste fatte ed adesso perse, ma non avremo neanche questa soddisfazione. Non siamo medici, non siamo avvocati e quindi dovremo stare alla finestra a lamentarci tra di noi, mentre ci toglieranno l’ultima “conquista” vera che forse c’era rimasta, “La Dignità”! Nell’immaginario collettivo veniamo confusi con “le mezze maniche sucainchiostro” ed i “mazzettari”, ed invece, siamo gli artefici di opere ed i titolari di grandi responsabilità all’interno delle nostre amministrazioni. Chi è responsabile come noi sia nei confronti delle nostre amministrazioni che esternamente per la nostra responsabilità civile, non può esser considerato con gli stessi criteri dei dipendenti amministrativi, veri vertici e potere delle amministrazioni. Il ruolo unico è ormai l’unica via di uscita per regolarizzare una anomalia ormai insostenibile. Rimandiamo al mittente l’elemosina dell’art. 18 (L. 109/94 e s.m.i.) e tutti gli impedimenti per il riconoscimento della nostra professionalità. Prendiamo quanto di buono già viene consentito e riconosciuto ad i nostri colleghi ingegneri nel mondo della scuola e dell’università e prepariamo a proposte serie affinchè venga rispettato il nostro ruolo e le amministrazioni non si permettano con poche lire date ad un impiegato generico, di avere in cambio una prestazione doppia che preveda al suo interno un occultamento di una prestazione “professionale a tutti gli effetti”. LE LEGGI SBAGLIATE si cambiano! A maggior ragione se ciò deve avvenire in ambito locale a pochi chilometri da casa nostre. 

Consiglio, vuol dire anche consigliarsi!

Da qualche tempo in Italia ci si sta disabituando alla politica, almeno a quella intesa con la “P” che si chiama “politica” vera e propria. Si sono estremizzati concetti quali il potere di delega, facendo in modo che i parlamentari fossero nominati e non eletti attraverso una competizione tra soggetti ed infine si è sempre fatto ricorso al concetto di maggioranza. Così chi ha i numeri decide e va avanti da solo.

La collegialità delle decisioni, sembra esser diventata una perdita di tempo, mentre era stato sempre un modo per sopire qualunque tensione accontentando, ove possibile, anche le minoranze, ma soprattutto era una occasione per verificare la sostanza e la giustezza delle idee della maggioranza.

Ciò non indebolisce, una saggia maggioranza, ma la rafforza. La politica è una cosa importante, è una cosa seria. Esistono tanti modi di governare, e la storia purtroppo li ha provati tutti. Non bisogna confondere le idee ed i concetti.

Consiglio significa anche consigliarsi, giungere ad una proposta dopo averne parlato insieme, aldilà della migliore proposta. Se davanti ad una nostra idea tutti non ci manifestano il proprio consenso, o meglio evitano di partecipare ai lavori “Io”, nel ruolo mi porrei il problema! Non mi trincererei dietro a malumori o quant’altro, mi farei prima mille esami di coscienza e poi cercherei i difetti negli altri. Non porterei il lavoro fatto a difesa delle mie posizioni.

Avere strategie, avere il controllo a mio parere sarebbe la condizione ideale per poter “Governare”, che è una parola difficile e pesante. Le istituzioni non appartengono agli eletti, ma agli elettori. Uno statista incontra, ascolta, si consulta, smussa gli angoli, trova la “quadratura” di ogni vicenda, trova il modo di accontentare tutti se questo serve a “Governare” …….ma non offende!!!!!

domenica 25 luglio 2010

La Legge Regionale Sugli Appalti, Nasce Male

"La legge sugli appalti approvata dal parlamento regionale è schifosa: il massimo ribasso favorisce le peggiori imprese e le infiltrazioni mafiose". Lo ha detto Luigi Bernava, segretario regionale della Cisl, a margine del forum antimafia organizzato a Palermo dal sindacato. Ieri il Commissario dello Stato ha impugnato alcuni commi degli articoli 3 e 4 del ddl approvato il 13 luglio dall'Ars. "Ho chiesto al presidente dell'Ars Cascio di rivedere la legge - ha aggiunto – e di concertarne i contenuti con le associazioni di categoria e i sindacati". "Respingo al mittente la definizione di legge schifosa, e ricordo che si tratta di una legge approvata dalla maggioranza dell'Assemblea regionale siciliana. Si tratta inoltre di un testo approvato dal Commissario dello Stato, e verso il quale è stato riconosciuto il gradimento da parte della Commissione europea". Così l'assessore regionale alle Infrastrutture e alla mobilità, Luigi Gentile, replica al segretario regionale Cisl, Maurizio Bernava, in riferimento al sistema dei ribassi introdotto dalla legge di riforma degli appalti. "Come già ribadito in altre occasioni, ma evidentemente Bernava pecca di poca attenzione - dice - il criterio di aggiudicazione inserito, uniformato al codice dei contratti, è il risultato non solo del parere espresso in materia dall'ufficio legislativo e legale, ma anche delle recenti sentenze della Corte costituzionale e delle indicazioni della Commissione europea. Ad ogni modo - sottolinea l'assessore - ho già assunto l'impegno con le associazioni di categoria a sollevare innanzi alla Conferenza Stato-Regioni una modifica della legislazione nazionale in riferimento ad alcune criticità legate alla possibile corsa al rialzo dei ribassi". "In riferimento al rischio infiltrazioni criminali - prosegue - ricordo che nell'ambito dell'iter formativo della legge è stata appositamente costituita una Commissione, presieduta da Pierluigi Vigna, che ha definito il codice antimafia ed anti corruzione della pubblica amministrazione, poi condiviso dalla giunta regionale ed inserito nel disegno di legge in questione. Inoltre, sono state recepite le più recenti direttive in materia emesse dal ministero degli Interni e sono stati inseriti in un apposito articolo protocolli di legalità ed intese capaci di garantire massima trasparenza negli appalti pubblici". "Adesso, il nostro lavoro - conclude Gentile - è riservato al lancio di un Tavolo tecnico con le Associazioni e le organizzazioni di categoria, al fine di una redazione concertata di una normativa di ampio respiro di rivisitazione del sistema appalti in Sicilia". "Con l'intervento del commissario dello Stato, una brutta legge viene privata di uno dei pochi elementi positivi che aveva: l'esclusione cioé della manodopera dal ribasso. Ci auguriamo che il governo regionale colga adesso l'occasione per modificare la norma trovando il modo però di mantenere gli elementi qualificanti contro il lavoro nero e per la sicurezza". Lo dicono Mariella Maggio, segretaria generale della Cgil siciliana, e Franco Tarantino, segretario della Fillea, commentando la bocciatura delle legge sugli appalti. Cgil e Fillea "contestano il sistema del massimo ribasso" che considerano un "vero passo indietro e un grimaldello per le infiltrazioni criminali. Cosa ben diversa - sottolineano i sindacati - è il meccanismo dell'offerta economicamente più vantaggiosa, col quale si punta al miglior rapporto qualità-prezzo escludendo gli eccessivi ribassi operati a scapito della qualità". "Ma anche con questo sistema - concludono Maggio e Tarantino - l'applicazione dei contratti di lavoro e l'osservanza delle norme sulla sicurezza devono essere garantiti, in una regione nella quale la strada da fare contro il lavoro nero è ancora tanta". "Il governo regionale apra subito il confronto con le parti sociali per rivedere la legge sugli appalti, anche alla luce dell'impugnativa del commissario dello Stato". Lo ha detto il segretario regionale del Partito Democratico Giuseppe Lupo, che ha partecipato questa mattina all'incontro organizzato dalla Cisl a palazzo dei Normanni, concluso dal segretario generale Raffaele Bonanni. "Serve una legge - conclude Lupo - che assicuri legalità e trasparenza evitando sistemi di aggiudicazione che rischiano di avvantaggiare la mafia e di far crescere il lavoro nero". Il parlamentare del Pdl all'Ars, Salvino Caputo, ha scritto al presidente dell'Assemblea Francesco Cascio per chiedere "di non inserire al voto del parlamento il testo di legge sugli appalti nelle parti non impugnate dal Commissario dello Stato, ma di rinviare il testo all'esame della commissione legislativa Ambiente e Territorio". "Si tratta - ha detto - di una normativa importante per l'economia siciliana e per il settore legato al comparto dell'edilizia che necessita di un vaglio più rigoroso in commissione poiché il testo attuale, oltre al pericolo di infiltrazioni mafiose, non tiene conto delle esigenze espresse dagli edili siciliani. Per questo ho chiesto al presidente Cascio di rinviare il testo in commissione". "Invito la Cgil - ha concluso Caputo - a formulare le sue critiche al Pd che ha votato la legge a differenza del Pdl che invece si è rifiutata". "Per accorgersi che la legge sugli appalti era un insieme di norme retrò e deleterie, che era una legge che avrebbe permesso un nuovo boom del lavoro nero, il segretario del Pd, Giuseppe Lupo, ha dovuto aspettare l'impugnativa!" Lo dice il presidente della commissione Territorio e Ambiente, Fabio Mancuso, ricordando l'opposizione ferma sua e del Pdl. "Quella che ora l'onorevole Lupo attacca mediaticamente - riprende Mancuso - è una legge che in Sala d'Ercole è passata soltanto per il voto favorevole e decisivo del suo gruppo parlamentare: il Pd. Quindi con la sua stessa approvazione".
"Insomma - conclude Mancuso - stavolta, le lacrime del coccodrillo è un ...Lupo a piangerle!".
“Sulla legge sugli appalti si fa sciacallaggio politico e demagogia pura, anche dopo che l’impugnativa del Commissario dello Stato ha dimostrato che la Sicilia non può fare altro che applicare senza alcuna variazione una legge nazionale che non ha scritto nessuno di noi”. Lo dice Roberto De Benedictis, vicepresidente del gruppo PD all’Ars. “Una legge che non ci piace – aggiunge - ma che è applicata in tutta Italia e la Corte Costituzionale impone anche in Sicilia. Il PD ha tentato dei correttivi, ma anche quelli sono stati cassati dal Commissario. Chi la spara grossa oggi – conclude - dovrebbe dire cos’altro ha proposto prima, e cosa propone adesso”.

(Legge sugli appalti, il commissario di Stato impugna articoli. Polemica Pd-Pdl. E i sindacati sono sul piede di guerra – 22/7/2010 – Sicilia Informazione)

L’Ordine dei Giornalisti interviene…..

Aldilà degli approfondimenti e delle ragioni, finalmente un Ordine che difende i suoi iscritti, nei riguardi di una pubblica amministrazione autoreferenziata, che calpesta regole e professionalità, arrivando anche a normare, se è il caso, come se fosse l’Assemblea Regionale o il Parlamento Nazionale.

“Saranno cinque Lsu del Comune di Palermo a fare da ufficio stampa dell'amministrazione. Lo stabilisce la delibera comunale 145 approvata lo scorso 19 luglio, anche se il bando non è stato ancora pubblicato. Si apre così un nuovo capitolo su una vicenda che era iniziata un paio d'anni fa. Nel 2008 i giornalisti dell'ufficio stampa del Comune non avevano visto rinnovati i loro contratti perché l'amministrazione, in ottemperanza alle nuove leggi, avrebbe bandito un concorso pubblico per coprire nove posti. La selezione è avvenuta a fine 2008 ma, dopo la pubblicazione della graduatoria provvisoria, il concorso è stato prima bloccato e poi annullato a dicembre 2009 perché prevedeva dei contratti da redattore con oltre 30 mesi di anzianità. L'amministrazione è rimasta così finora senza ufficio stampa. "Adesso gli Lsu - dice Roberto Ginex, segretario provinciale dell'Assostampa ed ex componente dell'ufficio stampa del Comune, che dovranno comunque avere il tesserino di giornalisti da almeno tre anni, potranno coprire quei posti senza che sia fatto un concorso pubblico a cui possano partecipare tutti i colleghi". Ai cinque Lsu andrà un part-time, inquadrato con contratto nazionale degli Enti locali, in categoria C1. "E' sconcertante - prosegue Ginex - che il Comune, dopo aver azzerato l'ufficio stampa e avere annullato il concorso, oggi proceda a una selezione nel bacino degli Lsu. Sulla questione del concorso c'é già un fascicolo aperto in Procura. Anche su questa vicenda faremo una denuncia". "La delibera della giunta comunale e l'annunciata selezione all'interno del bacino ex Lsu per l'ufficio stampa del comune di Palermo costituisce l'ennesimo episodio della vergognosa condotta del sindaco Cammarata verso il mondo dell'informazione". Lo sostiene il consigliere comunale del Pd, Ninni Terminelli. "Infatti, invece, di riattivare la procedura concorsuale revocata ai danni di 13 giornalisti vincitori di un regolare concorso pubblico - prosegue - si procede con un atto tanto grave quanto ridicolo. Cammarata si dimetta e la smetta di calpestare i diritti dei cittadini palermitani. Martedì presenterò un'interrogazione e una mozione affinché si revochi immediatamente la delibera, con la stessa prontezza con la quale l'amministrazione ha revocato il concorso che ha mortificato le speranze di un posto di lavoro di 13 giornalisti". "Un concorso-farsa. Non può essere definito altrimenti il bando emanato dal Comune di Palermo per coprire con lavoratori socialmente utili cinque posti di redattore dell'Ufficio stampa". Lo dice Alberto Cicero, segretario regionale Assostampa. "Dopo i tanti voltafaccia di amministratori e dirigenti già registrati nei mesi scorsi, i 'depistaggi' e gli impegni non rispettati - aggiunge - adesso dobbiamo rilevare un altro tentativo di eludere la strada maestra per ripristinare un ufficio essenziale per qualsiasi pubblica amministrazione tranne che per il Comune della quinta città d'Italia, dove già da un anno e mezzo l'ufficio stampa non esiste più". "Dopo l'annullamento del concorso pubblico, al quale avevano partecipato sia i nove colleghi che da circa dieci anni reggevano l'ufficio (e per i quali il Comune avendo concordato un condono con l'Ente previdenziale aveva riconosciuto il vincolo di dipendenza), sia decine di altri giornalisti - prosegue - ci voleva un altro escamotage per fare lavorare alcuni piuttosto che altri. E per giunta persone, ancorché col tesserino di giornalista pubblicista, che, ovviamente, in qualità di lavoratori Lsu hanno svolto per il Comune tutt'altra mansione". Il sindacato siciliano dei giornalisti annuncia che "porrà in essere ogni tipo di azione per fare rispettare i diritti dei giornalisti che dovevano già lo scorso anno essere stabilizzati e degli altri colleghi vincitori del primo concorso".

(Cinque Lsu all'ufficio stampa del comune di Palermo – 23/7/2010 – Siciliainformazioni)

lunedì 19 luglio 2010

Impianti, il mistero dell'agibilità

“Non sono idonei per lo sport, ma possono ospitare concerti con oltre 20mila spettatori - Prende il via la stagione dei grandi eventi musicali o teatrali, svolti all'aperto ed agli sportivi rimane un cruccio: «Come può un impianto sportivo dichiarato inagibile, diventare improvvisamente idoneo ad ospitare anche 20.000 spettatori?». Lo abbiamo chiesto ad un esperto dell'impiantistica sportiva e dell'allestimento di eventi, l'ingegnere Renzo Botindari, consigliere dell'Ordine, per circa un biennio alla cura dell'impiantistica comunale e che vanta una esperienza ventennale, avendo collaborato alla realizzazioni di eventi quali Italia-Usa di Coppa Davis, Coppa degli Assi ed Internazionali di tennis di Sicilia. «Si è fatta sempre grande confusione - dice Botindari - anche tra gli operatori del settore. Un impianto, come qualunque fabbricato, deve essere dotato di una agibilità, che altro non è, una volta acquisiti i collaudi tecnici ed amministrativi, che un mero riscontro di tutte le certificazioni in dotazione all'immobile, necessarie dichiararlo agibile per gli scopi per il quale è stato costruito».
Perchè si afferma che tutti gli impianti sportivi comunali non sono dotati di agibilità?
«Anche qui si è ingenerato un falso problema. Si è vissuto nell'equivoco che un impianto, essendo costruito dal Comune per fruibilità pubblica, non dovesse necessitare di questo atto, vista la
committenza interna, in quanto la redazione dei collaudi finali dell'opera conteneva le informazioni necessarie allo scopo».
E quindi, il concetto di agibilità è sempre sulla cresta dell'onda.
«Certamente, soprattutto quando l'impianto serve per una manifestazione non sportiva. In questo caso è la Commissione provinciale di vigilanza sui pubblici spettacoli che rilascia a seguito
dell'esame dell'istanza, l'agibilità tenendo conto di quanto previsto dal TULS. Quindi, la commissione, dopo esaminato il progetto, i lavori e gli adempimenti, si esprime per tutte quelle strutture che possono contenere eventi con pubblico. Spesso, anche qui si equivoca, volendo adattare a teatro ciò che nasce per altri scopi, ed allora l'allestimento tecnico e la verifica degli adempimenti di base, diventano oggetto di attenzione della Commissione che esprimerà per quella manifestazione e per quella specifica data, l'autorizzazione a svolgere il pubblico spettacolo determinando la massima capienza consentita, sempre che le disposizioni necessarie vengano attuate, e spesso ciò avviene grazie all'intervento diretto dei privati».
(da LA SICILIA – DEL 18LUG2010 – di Fabio Cocchiara)